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La Compagnia Inglese delle Indie Orientali in Asia

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Avvalendosi delle preziose conoscenze apportate dalla circumnavigazione del Capo di Buona Speranza ad opera di Bartolomeu Dias nel 14871 e sempre più bramosi di trovare delle rotte commerciali alternative a quelle tradizionali della Via della Seta2, i primi navigatori europei ad essere entrati in contatto diretto con le popolazioni asiatiche furono i portoghesi. Proprio questi ultimi, il decennio successivo, sotto la guida di Vasco da Gama raggiunsero le coste occidentali dell’India meridionale, approdando nei pressi della città di Calicut (attuale kozhicode)3.

La nascita della Compagnia inglese delle Indie Orientali

bandiera della Compagnia Inglese delle Indie Orientali

Per assistere invece alle prime spedizioni coloniali britanniche verso il subcontinente indiano bisogna attendere i primi anni del XVII secolo quando, con la costituzione della Compagnia Inglese delle Indie Orientali (British East India Company), il 31 dicembre del 1600, la regina Elisabetta I affidò ad un gruppo di mercanti londinesi il monopolio dei commerci nei territori delle Indie Orientali.

La prima stazione commerciale della Compagnia Inglese delle Indie Orientali nacque nella città di Surat nel 1612 ed entro la fine del secolo ulteriori insediamenti andarono sorgendo nelle città di Madras, Bombay e Calcutta.

Durante questo periodo le diverse varietà della lingua inglese presenti nelle colonie dell’Impero Britannico, che si estendeva dalle coste orientali del Nord America fino agli Antipodi, iniziarono ad acquisire delle caratteristiche individuali, in particolar modo nell’ambito lessicale. Esaminando il caso specifico dell’inglese parlato nelle colonie indiane, non si può far a meno di notare l’ingresso di un considerevole numero di termini nuovi provenienti dalle realtà linguistiche locali: curry, bungalow, chintz, dungare, punch, mongoose, cash, pajamas, cot, pagoda, tattoo, polo, loot, juggernaut, sahib, rupee e coolie4.

La Compagnia Inglese delle Indie Orientali e il suo potere

Tra gli eventi storici più rilevanti, riguardanti l’espansione del dominio britannico nel subcontinente indiano, bisogna riconoscere un ruolo di primaria importanza al successo conseguito, il 23 giugno del 1757, dal generale Robert Clive nella celebre battaglia di Plassey contro l’esercito del nababbo Suraj-ud-Daula, il quale era un accanito sostenitore dei francesi. Fu proprio questa inattesa vittoria che permise alla Compagnia Inglese delle Indie Orientali, da un lato, di imporre il proprio controllo in tutta la zona del Bengala e, dall’altro, di estromettere, quasi totalmente, la presenza degli eterni rivali francesi dal subcontinente indiano. Nei giorni che seguirono la vittoria Suraj-ud-Daula, l’ultimo nababbo indipendente, venne assassinato ed al suo posto, sul trono di Murshidabad, gli inglesi collocarono lo zio acquisito Mir Jafar, evento saliente che segnò l’inizio della dominazione britannica in India5.

Mir Jafar si insediò a Murshidabad il 25 giugno del 1757 quando il generale Robert Clive lo proclamò subahdar6 di Bengala, Bihar e Orissa.

Il nuovo nababbo in cambio garantì alla Compagnia Inglese delle Indie Orientali, oltre al libero commercio in tutte le aree di sua influenza ed al monopolio sul commercio del salnitro nel Bihar, anche il proprio sostegno militare.

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Le battaglie dell Compagnia inglese delle Indie Orientali

La critica situazione finanziaria venutasi a creare in seguito agli ultimi avvenimenti indusse Mir Jafar a spremere sempre di più le casse dei funzionari indiani. La protezione del generale Clive nei confronti di questi ultimi, oltre segnare l’inizio dell’inasprimento dei rapporti tra il nababbo Mir Jafar e la Compagnia Inglese delle Indie orientali, indusse quest’ultimo a cercare nuove alleanze con gli olandesi, tra i quali dilagava il malcontento per la perdita del monopolio sul commercio del salnitro nel Bihar. Il tentativo da parte degli olandesi di rimpiazzare i britannici si dimostrò però un vero e proprio fallimento, in quanto si concluse con una netta sconfitta di questi ultimi nel novembre del 1759 a Bedara.

Nel febbraio del 1760 Clive lasciò lindia e ritornò in Inghilterra. Gli succedettero Holwell (da febbaraio a giugno del 1760) e Vansittard (dal luglio del 1760 al 1764). Intanto Mir Jafar andava divenendo sempre meno popolare tra i britannici e così, seguendo il consiglio di Holwell, Vansittard decise di deporlo per collocare al suo posto il genero Mir Quasim, il quale divenne così il nuovo nababbo del Bengala. L’esenzione dai dazi, della quale beneficiavano i commerci privati della Compagnia Inglese delle Indie Orientali, concessa da Mir Jafar nel trattato del 1757, non fece altro che aumentare la ricchezza dei mercanti e dei funzionari corrotti a discapito dei mercanti indiani. Tale ingiustizia però non venne tollerata a lungo da Mir Quasim, il quale, a protezione dei mercanti indiani, abolì ogni forma di dazio, livellando la competizione tra questi ultimi e gli inglesi. Tale evento scatenò l’inizio di un ulteriore inasprimento dei rapporti con la Compagnia Inglese delle Indie Orientali ed indusse Mir Quasim ad allearsi con Shuia-ud-Daula (nababbo di Awadh) e Shah Alam II (imperatore del Mughal). Tale alleanza si dimostrò però tutt’altro che funzionale infatti, il 22 ottobre del 1764, nella celeberrima battaglia di Buxar le numerose ma disorganizzate truppe dei tre alleati vennero pesantemente sconfitte dal più efficiente ed organizzato contingente britannico, che rispondeva agli ordini del comandante maggiore Hector Munro.

Se l’inaspettata vittoria nella battaglia di Plassey permise agli inglesi di stabilire il proprio controllo nella regione del Bengala mediante la collocazione di un nababbo designato dai vertici della Compagnia Inglese delle Indie Orientali, la vittoria nella battaglia di Buxar proclamò il totale collasso del potere di Awadh e dell’ormai indebolito Impero Mughal7.

Il declino della Compagnia Inglese delle Indie Orientali

A partire dal 1773 la Compagnia Inglese delle Indie orientali si trovò ad affrontare un difficile periodo di crisi finanziaria, causato sia dal calo delle vendite del tè in America del Nord, a sua volta dovuto al contrabbando messo in atto dagli olandesi, sia dalla galoppante corruzione di cui si erano resi protagonisti i funzionari che vi dipendevano, i quali si arricchivano trascurando gli interessi degli azionisti in patria. Il concatenarsi di questa serie di eventi scosse profondamente il Governo centrale e lo indusse a mettere ordine nei lucrosi affari in cui la Compagnia Inglese delle Indie Orientali era coinvolta.

Dal momento che la Compagnia Inglese delle Indie Orientali si trovava indebitata sia con il Governo centrale, poiché pagava annualmente 400.000 £ per il mantenimento del monopolio, onere a cui non era più in grado di far fronte, sia con la Banca di Inghilterra, l’unica alternativa rimasta era quella di ottenere un prestito governativo ad un ragionevole tasso d’interesse. Da quando la richiesta venne accolta il Governo ne approfittò per regolare direttamente l’esercizio del potere politico in tutti territori coloniali indiani. A tal proposito, nel 1783, il primo ministro Lord North emanò il Regulating Act. In conseguenza di ciò, le presidenze di Bengala, Bombay e Madras passarono sotto la supervisione di un governatore centrale. Quest’ultimo, a sua volta, presiedeva un consiglio composto da quattro membri designati dall’Act, i quali, a loro volta, potevano essere destituiti esclusivamente per il volere del sovrano. Il Regulating Act viene tutt’ora considerato dagli storici come la prima costituzione scritta dell’India sotto l’occupazione britannica8.

La fine della Compagnia Inglese delle Indie Orientali

La capitolazione definitiva del potere politico della Compagnia Inglese delle Indie Orientali nelle colonie indiane arrivò l’anno successivo in seguito all’emanazione dell’Indian Act ad opera dell’allora primo ministro Pitt. Costui pose sotto la sovrintendenza della Board of Control (commissione di controllo), composta da due ministri di gabinetto, di cui uno era il Chancellor of the Excheque (cancelliere dello scacchiere, ossia ministro del tesoro), e da quattro membri del Privy Coucil (consiglio privato di nomina reale), gli affari civili e militari della Compagnia Inglese delle Indie Orientali. Le presidenze di Madras e Bombay divennero invece subordinate in maniera definitiva a quella del Bengala9.

Da questo momento in poi l’amministrazione politica di tutti i territori delle Indie Orientali passò formalmente nelle mani della Corona mentre la gestione delle attività commerciali continuò ad essere una pertinenza della Compagnia Inglese delle Indie Orientali.

Nel 1858, in seguito all’Indian Mutiny (ribellione indiana) del 1857, la Compagnia Inglese delle Indie Orientali venne definitivamente abolita ed il controllo totale del subcontinente indiano passò in mano alla Corona.

La Compagnia Inglese delle Indie Orientali: un fattore chiave della diffusione della lingua inglese in Asia

A partire da questo periodo di dominazione diretta dell’India da parte della Corona fino all’indipendenza conquistata nel 1947 l’inglese divenne la lingua dell’istruzione e della pubblica amministrazione. L’ufficializzazione avvenne con l’accettazione da parte di Lord William Bentinck (Governatore Generale dell’India dal 1833 al 1835)10 delle proposte avanzate dallo storico, nonché poeta e politico, Thomas Babington Macaulay nel suo saggio Minute on Indian Education, scritto nel febbraio del 1835 durante la sua permanenza in India in qualità di membro della East India Company’s Governing Board. Con la pubblicazione del Minute on Indian Education Macaulay, pur non esprimendosi direttamente in favore dell’abolizione del sanscrito ai livelli più alti dell’istruzione, raccomandò vivamente alla Compagnia di non sussidiare in alcun modo qualsiasi forma di istruzione in sanscrito o in persiano, ma di sovvenzionare e sostenere piuttosto l’introduzione di un English Educational System11.

In seguito alla fondazione delle università di Bombay, Calcutta, e Madras, agli inizi del 1857, la lingua inglese divenne il principale strumento d’accesso all’istruzione, condizione rimasta inalterata fino ai primi anni del secolo successivo.

In merito a quanto previsto dall’articolo 343, comma (2), della Constitution of India (Costituzione dell’India), la lingua inglese nell’odierna Repubblica Federale Indiana gode attualmente dello status di lingua ufficiale associata all’hindi12.

Robert Clive e Mir Jafar a Plassey

L’immagine in alto raffigura l’incontro tra il generale Robert Clive della Compagnia Inglese delle Indie Orientali ed il nababbo Mir Jafar al termine della battaglia di Plassey, evento saliente che segnò l’inizio della dominazione britannica in Asia13.

Approfondimenti e Letture Consigliate

1Ricklefs Merle Calvin, A History of Modern Indonesia Since c. 1200, third edition, Stanford University Press, Stanford, California, 1981, 1993, 2001, United States of America.

2Wood Frances, The Silk Road: Two Thousand Years in the Heart of Asia, University of California Press, Berkeley and Los Angeles, California, 2002, 2004, United States of America.

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3http://www.Britishempire.co.uk/maproom/india.htm

4Harley Heidi, English words: a linguistic introduction, The Language Library, Blackwell Publishing Ltd., Malden, 2006, United States of America.

5Mark Bence-Jones, Clive of India, 1974, cit. in Weaver Michael, Historical Dictionary of the British Empire vol. 2, James S. Olson and Robert Shadle editors, Greenwood Press, Westport, Connecticut, 1996, United States of America.

Vol. 1

Vol. 2

6Termine di origine persiana di uso comune durante la dominazione Mughal dell’India indica il governatore di una provincia o distretto. La sua etimologia deriva dal persiano subah (provincia).

7Sen Sailendra Nath, History Modern India, revised third edition, New Age International Publishers Ltd., 2006, New Delhi, India.

8Lal Gupta Manik, Constitutional Development of India, Atlantic Publisher & Distributors, New Delhi, 1989, India.

9Chopra P. N., Puri N. B., Das M. N., Pradhan A. C., A Comprehensive History of Modern India, Sterling Publishers Pvt. Ltd., New Delhi, 2003, reprint 2005, India.

10http://www.britannica.com/EBchecked/topic/61157/Lord-William-Bentinck.

11Chandran K. Narayana, Texts and their Words II, Foundation Books Pvt. Ltd., Cambridge House, New Delhi, India.

12THE CONSTITUTION OF INDIA, (26th November 1949), Government of India, Ministry of Law and Justice, (as modified up to the 1st December, 2007).

13http://www.npg.org.uk/collections/search/portrait/mw01347/Robert-Clive-and-Mir-Jafar-after-the-Battle-of-Plassey-1757?search=sa&LinkID=mp02104&role=art&rNo=4, dipinto in olio su tela, il cui titolo originale è Robert Clive and Mir Jafar after the Battle of Plassey, realizzato nel 1757 ad opera dell’artista britannico Francis Hayman (1707 or 1708-1776) ed attualmente in custodia presso la National Protrait Gallery di Londra.

 

Dr. Biagio Faraci, traduttore tecnico, interprete di trattativa ed international web business consultant

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