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L’inglese: realtà linguistica univoca o pluralistica?

L’attuale diffusione della lingua inglese: un fenomeno globale

Inglese Standard

Tra i fenomeni di maggior rilievo nel panorama sociolinguistico contemporaneo spicca indubbiamente quello riguardante la diffusione della lingua inglese su scala globale. Oggi infatti l’inglese, oltre ad aver monopolizzato il dominio della comunicazione politica ed economica internazionale, riveste un ruolo di primaria importanza anche nell’ambito scientifico, tecnologico e mediatico.

Per meglio comprendere la portata di tale fenomeno, si potrebbe far riferimento ad alcuni dati statistici forniti dal British Council1 e riportati dal linguista inglese David Graddol in The Future of English (2000), dai quali emerge che oggigiorno l’inglese viene utilizzato, sia nella forma scritta che parlata, da oltre un miliardo e mezzo di persone in tutto il mondo.

Al fine di meglio identificare gli elementi di cui questa enorme compagine umana si compone, bisogna necessariamente effettuare delle distinzioni preliminari tra gli individui che utilizzano l’inglese come lingua madre (L1), coloro che lo impiegano parallelamente alle altre lingue presenti all’interno dei propri confini nazionali come lingua addizionale istituzionale (L2) ed in fine i soggetti che hanno avuto modo di studiarlo ed apprenderlo nel corso della propria carriera scolastica come lingua straniera (English Foreign Language).

L’inglese e la distribuzione dei suoi parlanti

Parlanti della lingua inglese

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L’inglese in qualità di lingua madre (L1) è attualmente parlato da circa 375 milioni di persone nei Paesi ove ricopre il ruolo di unica lingua nazionale, come accade in Gran Bretagna, Stati Uniti d’America, Australia e Nuova Zelanda.

Altrettante persone approssimativamente utilizzano questo idioma come lingua addizionale istituzionale (L2), specialmente nei territori delle ex-colonie britanniche, come si può palesemente notare in India, Singapore, Hong Kong, Nigeria, Cameroon etc.

Il numero più significativo rimane però quello rappresentato dagli individui che hanno appreso l’inglese come lingua straniera (EFL) durante la propria carriera scolastica. Si calcola infatti che tale cifra si aggiri attorno ai 750 milioni di parlanti e che sia addirittura destinata ad aumentare notevolmente nei prossimi decenni.

Tutte le lingue nel corso della propria esistenza sono interessate da continui processi evolutivi, nel corso dei quali subiscono delle variazioni; di conseguenza anche la lingua inglese non si presenta con la stessa forma e con le stesse caratteristiche in tutti i territori interessati dalla sua espansione.

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La lingua inglese e la sua rappresentazione nel modello dei tre cerchi di Braj B. Kachru

Secondo il modello proposto dal linguista Braj B. Kachru (1985) la diffusione della lingua inglese  può essere rappresentata mediante l’utilizzo di tre cerchi concentrici.

Modello dei tre cerchi concentrici della lingua inglese di B. Kachruintegrato con il numero di parlanti in milioni da David Crystal

         Figura 1.1 Modello dei tre cerchi concentrici della lingua inglese di B. Kachru (1985)  integrato con il numero di parlanti in milioni da David Crystal (1997)2.

Nel cerchio interno (Inner Circle) vengono raggruppate quelle nazioni dove l’inglese, oltre a ricoprire il ruolo di unica lingua nazionale, ne rappresenta le basi tradizionali (Anglo Englishes o Older Englishes). Ciò è riscontrabile nel Regno Unito, negli Stati Uniti di America, nella Repubblica d’Irlanda, in Australia ed in Nuova Zelanda.

Il cerchio esterno (Outer Circle) delinea invece il dominio dei cosiddetti New Englishes (o non-Anglo Englishes) e racchiude quei Paesi dove l’inglese svolge un’importante funzione istituzionale, in concomitanza con le altre realtà linguistiche presenti attivamente sul territorio, derivante dall’eredità coloniale, come nel caso di India, Nigeria, Malesia, Singapore, Filippine e Bangladesh.

In fine abbiamo il cerchio di espansione (Expanding or Extending Circle), il quale ingloba quelle nazioni dove all’inglese viene riconosciuto un ruolo di primaria importanza nei diversi contesti della comunicazione internazionale e, pertanto, il suo insegnamento viene fortemente supportato nell’ambito delle politiche didattiche nazionali, come attualmente accade in Giappone, Egitto, Cina, Germania, Italia etc.

Se i parlanti dell’inglese (EFL) utilizzano maggiormente questa lingua nell’ambito della comunicazione internazionale, al fine di potersi interfacciare con individui appartenenti a realtà linguistiche differenti, i soggetti che parlano l’inglese come seconda lingua (L2) lo impiegano soprattutto nella comunicazione intranazionale.

I Paesi dove l’inglese è utilizzato come seconda lingua (L2) spesso sviluppano delle particolari varietà d’inglese autonome, le quali risentono notevolmente dell’influenza delle altre lingue locali con cui queste ultime entrano quotidianamente in contatto, dando così origine al fenomeno dei New Englishes. Questo è un fenomeno alquanto tipico dei territori delle ex-colonie britanniche, come alcune aree del Sud-est asiatico, l’Asia meridionale, il continente africano e l’arcipelago caraibico.

Sebbene ogni varietà riesca a svilupparsi autonomamente con straordinaria vitalità, ogni Paese segue dei canoni di correttezza, spesso influenzati dagli ultimi trascorsi coloniali. Per tal motivo è più facile riscontrare l’influenza del British English in Paesi come India, Nigeria e Sud Africa, anziché in Liberia e nelle isole Filippine, dove i modelli di riferimento sono quelli dell’American English.

L’inglese nel modello a ruota di Tom McArthur

Una dettagliata e funzionale panoramica, utile ai fini della valutazione delle relazioni  intercorrenti tra le diverse varietà geografiche della lingua inglese, ci viene offerta dal modello a ruota dello studioso scozzese Tom McArthur.

Wheel Model di Tom McArthur (1987:97).

          Figura 1.2 Wheel Model di Tom McArthur (1987:97)4.

Egli parte da un nucleo centrale circolare a cui conferisce il nome di World Standard English e che rappresenta più che altro un idealizzazione dell’inglese internazionale scritto (Written International English).

Ovviamente tale idealizzazione ha scopi puramente esemplificativi, in quanto egli ipotizza una situazione ideale in cui non esistono differenze tra il British English e l’American English nelle rispettive forme scritte5.

Il secondo anello della ruota è invece costituito dalle 8 varietà standard regionali emergenti, aventi la funzione di uniformare le caratteristiche comuni delle singole varietà locali:

  1. Australian, New Zeland and South Pacific Standard English, dal quale si dipartiscono: Antipodean English, Australian English, Aborigenal English, New Zeland English, Maori English e Tok Psin, Bislama/Beach La Mar etc.

  2. British and Irish Standard English, che accomuna le caratteristiche di: BBC English, Scottish English, Scots, Norn, Welsh English, Hiberno-English, Irish English etc.

  3. American Standard English, a cui fanno capo le varietà locali emergenti di: American English, Network Standard, Northern, Midland, Southern, Black English Vernacular, Gullah, Appalachian ed Indian English.

  4. Canadian Standard English,che ingloba al suo interno: Canadian English, Quebec English, Frenglish/Franglais, Newfoundland English, Athabascan English, Inuit English etc.

  5. Caribbean Standard English, che racchiude le seguenti varietà locali: Caribbean English, Jamaican National Language, Barbadian/Bajan, Bahamian, Guyanese, Nicaraguan etc.

  6. West, Est and South(ern) African Standard(izing) English, all’interno del quale si collocano: South African English, Tanzanian English, Kenyan English, West Afrikan Pidgin, Sierra Leone Krio, Cameroon English, Ghanaian English, Nigerian English etc.

  7. South Asian Standard(izing) English, a cui sono riconducibili varietà locali come: Burmese English, Sri Lankan English, Bangladeshi English, Pakistani English ed Indian English etc.

  8. East Asian Standardizing English, che raggruppa le caratteristiche di: Hong Kong English, Singapore English, Chinese English, Japanese English etc.

Alla luce di quanto esaminato, piuttosto che considerare la lingua inglese come una  realtà linguistica univoca, diffusa in tutto il globo con le medesime caratteristiche con le quali si presenta nei luoghi d’origine, sarebbe più opportuno prendere atto del considerevole impatto che nel corso dei secoli hanno esercitato e continuano ancora oggi ad esercitare su quest’ultima le tradizioni culturali e linguistiche delle diverse popolazioni che la hanno adottata, identificandola quindi, in maniera più appropriata, come una realtà linguistica pluralistica. La sua struttura potrebbe venire agevolmente assimilata ad un insieme eterogeneo costituito dalle singole varietà locali emergenti quali: il Singlish di Singapore, l’Hinglish dell’India, il Chinglish attivo e vitale nella Repubblica Popolare Cinese ed ancora lo Spanglish diffusamente utilizzato sia all’interno delle comunità ispanofone residenti negli Stati Uniti d’America sia in quelle anglofone trapiantate in Cile ed Argentina.

Approfondimenti e Letture Consigliate

1Il British Council si autodefinisce un ente per la promozione delle relazioni culturali e per la diffusione della cultura britannica all’estero, nel segno della creatività e dell’innovazione.

2Crystal David, English as a Global Language, second edition, Cambridge University Press, Cambridge, 1997, 2003, United Kingdom.

3Graddol David, The Future of English? A guide to forecasting the popularity of the English Language in the 21st century, The British Council, London, 1997, 2000, United Kingdom.

4Mesthrie Rajend, Bhat M. Rakesh, World Englishes the Study of New Linguistic Varieties, Key Topics in Sociolinguistics, Cambridge University Press, Cambridge, 2008, United Kingdom.

5Ibidem.

6Lipski M. John, Varieties of Spanish in the United States, Georgetown Studies in Spanish Linguistics, Georgetown University Press, Washinghton, 2008, United States of America.

Dr. Biagio Faraci, traduttore tecnico, interprete di trattativa ed international web business consultant

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